Europa e Socialismo: quale progetto a sinistra?

Europa e Socialismo: quale progetto a sinistra?

Nella splendida sede del Senato della Repubblica di piazza Capranica, giovedì si è svolta un’importante iniziativa organizzata da LeU, e in particolare da Stefano Fassina, per parlare di Europa, economia, mercati e sovranità. Con Fabio De Masi di Linke e Djordje Kuzmanovic (responsabile esteri per Melenchon e France Insoumise) relatori assieme allo stesso Fassina, la discussione è stata davvero ricca di contenuti. La ripercorriamo qui brevemente:

Introduzione e la riflessione di Fassina: Nello sconfortante scenario che complessivamente abbraccia tutte le sinistre europee con i dovuti distinguo, è davvero interessante sapere cosa pensano i nostri colleghi d’oltralpe sull’odierno stato delle cose. Certamente esiste un ampio grado di intersezione tra il tema dei migranti e quello delle strutture economiche del mercato, e il suo rapporto con la sovranità degli Stati dove poi fisicamente le transazioni avvengono. Il lavoro a bassissimo costo che arriva dall’Africa è sfruttato barbaramente, analogamente a quanto accade col dumping sociale e le delocalizzazioni nell’Europa dell’est: sono processi sostanzialmente concatenati e due facce della medesima sporca medaglia. L’Europa oggi sta svelando tutto il suo volto peggiore, non preoccupandosi delle lacerazioni al tessuto sociale che questa rincorsa all’odio e all’esclusione sta generando, preoccupandosi solo di salvaguardare il libero mercato a prescindere dall’effettiva bontà della distribuzione che gli attuali rapporti di forza generano e costruiscono. C’è correlazione tra mercato e immigrazione, tra multinazionali e geopolitica, energia e commercio, e l’Europa appare sorda a tutto questo. Dobbiamo liberarci, svincolarci da questo pericolosissimo dualismo, questo schiacciante bivio tra europeismo liberista della destra economica e nazionalismo di stampo razzista e fascista, che punta il dito contro gli immigrati anziché sollevare critiche e sensibilizzare il popolo contro i reali artefici dell’attuale situazione. Dobbiamo essere terzi a tutto questo, proponendo una coraggiosa visione inclusiva e socialista, correndo contro il vento della barbarie che soffia teso sulle nostre teste, distruggendo il sogno di un’Europa dei popoli, a vantaggio dell’incubo reale dell’Europa dei mercati che dei cittadini medesimi – senza i quali il mercato non esisterebbe- e delle loro condizioni non si cura più.

Il pensiero di Fabio De Masi (Linke, GER) : La triste verità è che oggi le destre xenofobe in Europa sono forti per colpa degli errori delle sinistre, che hanno creduto alla favola della terza via Blairista. L’attuale assetto dell’Ue aiuta la Germania, ma attenzione, non tutta! La maggior parte dei tedeschi non trae alcun vantaggio dallo stato delle cose, sono le grandi aziende che vivono di export e di domanda estera a gongolare, in questo momento. Ed è sciocca la rigidità di Angela Merkel verso i debiti degli altri paesi, dalla salute dei quali dipende anche la forza tedesca. L’Italia ha bisogno di pubblico impiego, di politiche keynesiane di investimento strutturale in deficit: solo così potrà essere in grado di ripartire e governare il suo debito. Il deficit non è solo spesa, è cambiamento, e cambiamento sano. Bisogna cambiare completamente i trattati di Maastricht. E’ assurdo che vi sia flessibilità solo nella gestione del mercato bancario, e che non ve ne sia sulla gestione dei debiti pubblici sovrani. Non siamo antieuropeisti, siamo per modificazioni strutturali dell’Europa affinchè possa sopravvivere e proseguire con un assetto più stabile, democratico ed inclusivo, nell’interesse di tutti i popoli che la compongono. La Germania è rigida e accetta solo tagli o riduzioni del Welfare, ma questo è completamente sbagliato. Anche in Germania, in Baviera,  arrivano molti italiani a lavorare per 4 euro l’ora, ma questa è una sconfitta per tutti, tedeschi compresi. La deregolamentazione dei mercati produce disuguaglianze e povertà: servono più regole, ma regole diverse.

in-morte-del-socialismo-europeo.jpg

Il contributo di Djordje Kuzmanovic (France Insoumise, FRA) : Per combattere il declino della sinistra urgono accordi tra i partiti di sinistra, autenticamente socialisti, dei Paesi europei, e in questa discussione forte, franca, si deve anche recuperare maggior studio, aderenza alla realtà e soprattutto un aggiornamento dell’analisi. Esiste un problema di impiego, una questione del lavoro a livello europeo che dipende da politiche pessime, sostenute e favorite dalla UE e dalla BCE e da accordi di libero scambio scriteriati. In Francia, France Insoumise ha puntato su una fortissima discontinuità rispetto al passato ed alle politiche pro-austerity avallate dal PSE. Una discontinuità al limite del populismo,  con grandi processi partecipativi dal basso, e puntando il dito contro le politiche che hanno impoverito i francesi in questi anni di crisi strutturale. Dopo la caduta di Tsipras e della Grecia tutta dinanzi alla Troika nel 2015, allora decidemmo di preparare il piano A ed il piano B. Dinanzi allo strapotere di certa finanza, non dobbiamo aver paura e anzi si deve rilanciare lo scontro. Non siamo nazionalisti perché difendiamo gli interessi della Francia e dei francesi quanto di tutti gli altri popoli europei. Per ciò che concerne le migrazioni, esse sono parte del processo perché frutto il larga parte di accordi di libero scambio osceni pattuiti negli ultimi decenni, che creano squilibri e producono ingiustizie e migrazioni, dalla fine del colonialismo di occupazione militare in poi. Quello cui siamo dinanzi però è una nuova forma di colonialismo economico, e non dobbiamo essere restii ad affermarlo: gli ultraeuropeisti liberisti ci vogliono dipingere come nazionalisti per nascondere la portata costruttiva delle nostre idee, a difesa dei popoli di tutta l’Europa e contro le élite che si arricchiscono in questa crisi, prodotta da politiche drammatiche e dall’austerity. Il dumping e le delocalizzazioni vanno fermate normativamente. Non vogliamo fondere tutti i partiti in un uno unico, ma creare una piattaforma europea per lotte ed obiettivi comuni, da declinarsi nello scenario nazionale da ciascun partito con un alto grado di autonomia, come conforme al principio di sussidiarietà; principio valido solo in teoria però, vista l’ingerenza della BCE nelle politiche nazionali, occupazionali e di spesa degli Stati sovrani.

Alla luce di questi interventi, sembra finalmente delinearsi una declinazione della realtà più adeguata e completa, rispetto allo status quo: il dualismo tra sovranità nazionale e sovranazionale sembra nascondere quello tra democrazia e mercato, tra autodeterminazione dei popoli e il piano TINA, “there is no alternative” di Margaret Thatcher. L’Europa sembra ferma a questa visione neoliberista da ormai 40 anni, e qualsiasi ambizione di protezione dei popoli, welfarista e socialista, appare tagliata fuori. Sta a chi abbia acquisito cognizione secondo questa prospettiva, chi abbia modo di osservare sotto questa luce nuova le dinamiche economico-finanziarie che si celano dietro l’egemonia della BCE e della Troika, alzare la voce e combattere per un’ Europa dei popoli. Non ci si deve limitare quindi ad essere la negazione dei nazionalisti sovranisti di destra che avanzano: nel negare unicamente la loro posizione rischiamo di non esprimere con sufficiente forza la nostra terzietà tra liberismo economico e moti reazionari, tra delocalizzazioni e dumping da una parte e muri dall’altra , tra deregolamentazione da un lato e nuovo razzismo dall’altro. L’assurdo di questa dicotomia che uccide la sinistra è l’assoluto e trasversale avallo del pensiero unico individualista, che taglia fuori ogni risoluzione collettiva che si faccia portatrice di un interesse generale superiore, primo rispetto agli interessi dei singoli Stati e superiore alla loro somma, terzo alle beghe tra Stati stessi ed ai loro sogni reconditi di egemonia sugli altri membri della Comunità Europea. Un pensiero comune, collettivo, sociale e diffuso, è l’unico a poter salvare questa Europa: attraverso politiche keynesiane, diffondendo cultura economica diversa da quella dominante e reimmettendo un autentico pensiero socialista tra le posizioni in campo. La ricostruzione di una comunità solidale è la sola strada a poter combattere l’individualismo, costruendo un sentimento identitario comune in una lotta contro chi, senza scrupoli né remore, dalla polarizzazione del reddito sta traendo enorme vantaggio, a scapito della coesione sociale e dinanzi all’inerzia delle autorità europee. Si deve urgentemente uscire da questa ideologia dominante secondo la quale il mercato abbia capacità divine e sia aprioristicamente benevolo: il libero mercato è la somma della volontà dei mercanti che lo compongono, secondo i rapporti di forza tra essi. Ed il libero mercato non è il mercato dei liberi: la finanza va regolata, e i debiti pubblici vanno anteposti e tutelati rispetto agli interessi privati.

Responsabile Lavoro e Welfare de I Pettirossi

Fabio Perrone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...