Partecipazione – Il movimento è fermo e i partiti liquidi? Relazione di Erica Schiavoncini

Il movimento è fermo, i partiti liquidi?

Roberto Mapelli, ricercatore e Presidente dell’Associazione Culturale Punto Rosso, ha condiviso con noi un emozionante e doloroso racconto della sua esperienza come responsabile e militante del movimento del Genoa Social Forum, durante le tre giornate del G8 di Genova del 2001.

Il “movimento dei movimenti” – così definito perchè in esso confluiscono movimenti diversi – o “altermondialista”, il più grande dopo il 68, nasce a Seattle nel 1999 in risposta al WTO (World Trade Organization, Organizzazione Mondiale del Commercio).
Alle grandi riunioni usate come momento di celebrazione e vetrina del neoliberismo il movimento risponde con grandi manifestazioni e occasioni di approfondimento dei temi antiliberisti.
Il movimento si compone di più di mille associazioni eterogenee, costituendosi a livello organizzativo come una vera e propria rete di associazioni.
Anche in occasione del G8 il movimento del Genoa Social Forum organizza non solo le manifestazioni di protesta ma anche una serie di incontri e seminari sull’antiliberismo.
La repressione del movimento non è una vicenda solo italiana ma che riguarda responsabilità internazionali, gli organizzatori vengono avvertiti una settimana prima che in risposta alla protesta ci sarà una carneficina. Avvertimento inizialmente considerato allarmista, dato il clima disteso della settimana preparatoria e il risultato del primo giorno di manifestazione; un successo per la partecipazione numerosa (più di venticinquemila persone) e lo svolgimento pacifico della stessa.
Il secondo giorno, Venerdì 20 Luglio, invece entrano in azione i black bloc, la cui marcia violenta viene documentata dai manifestanti, come avviene nel documentario “Le strade di Genova” di Davide Ferrario.
Il movimento ha organizzato diverse “piazze tematiche” e un corteo con le “tute bianche”, gruppo  che avrebbe dovuto accennare simbolicamente – in accordo con la polizia – uno sconfinamento della zona rossa interdetta ai manifestanti.
I black bloc marciano compiendo atti vandalici e passano da ogni piazza tematica – i cui servizi d’ordine sono sprovvisti di armi o di equipaggiamenti difensivi, per scelta politica degli organizzatori – e i manifestanti vengono caricati dalla polizia anche dopo il loro passaggio. In alcuni momenti appare evidente che la strategia della repressione sia quella di concedere libertà d’azione al blocco nero, come quando questo attacca il carcere e davanti ad un esiguo gruppo la polizia invece di fermarlo si ritrae.
Avvertiti dell’arrivo del blocco nero in Piazza Dante, Roberto stesso allerta la polizia, che però interviene caricando i manifestanti, e in quell’occasione viene arrestato per aver fermato un poliziotto che stava colpendo una diciannovenne tedesca. In questura ragazzi molto giovani di diverse nazionalità vengono pestati con inaudita violenza e lasciati feriti e senza cure. I fermati vengono poi trasferiti nel carcere di Bolzaneto dove continua il pestaggio e vengono prese loro le generalità. Alcune ore dopo Roberto viene rilasciato “senza alcuna costrizione fisica o morale”, così viene riportato nel verbale nonostante le pesanti botte subite in questura. L’unica alternativa alla firma del verbale è il prolungamento del fermo.
In un vicino centro sociale apprende della morte di Carlo Giuliani.
Nella notte i responsabili del movimento si riuniscono in assemblea per decidere se e come fare il corteo del Sabato. Nel frattempo sono arrivate adesioni inaspettate, come quella dei giovani dei DS e di parte della CGIL. Il corteo alla fine si fa e viene preparato un servizio d’ordine per proteggerne la testa, immaginando però che le cose vadano meglio dopo una giornata così tragica. Invece anche il giorno dopo avvengono pesanti scontri e rimangono ferite più di 737 persone sotto cariche continue. La gente è terrorizzata, assalta i pullman per andarsene, la polizia carica anche alla stazione da cui molti manifestanti stanno partendo.
Arriva la sera del 21 Luglio, Roberto e altri responsabili, stremati, apprendono che la polizia sta irrompendo nella scuola Diaz, dove si recano e trovano una scena agghiacciante.
Dalla tragedia nasce un’enorme mobilitazione che porta al Social Forum Mondiale in Brasile, al Social Forum Europeo a Firenze nel 2002 e ai Social Forum mondiali che seguiranno tra cui quello di Mumbay del 2004.

Federico Martelloni, consigliere comunale, candidato Sindaco per la “Coalizione Civica per Bologna”, ci ha sottoposto alcune riflessioni, maturate dalla sua esperienza nel Genoa Social Forum, sulle vittorie e sulle sconfitte, sui grandi limiti del movimento e sull’esperienza politica e il ruolo dell’organizzazione all’interno di Coalizione Civica.
Il movimento ha anche vinto perchè appunto a partire dal 1999 quei luoghi, non tanto decisionali quanto di celebrazione e vetrina del potere economico globale privo di legittimazione democratica, vengono contestati e presi d’assedio, ribaltandone anche l’immagine mediatica.

Genova segue il crack argentino, emblema del fallimento delle ricette imposte da FMI e Banca Centrale Mondiale e dunque di quella governance globale non legittimata.

Tra i “miti fondativi” del movimento sono assenti i grandi miti del 900; la Resistenza, il 68 e il 77.
Vi è invece il mito dello zapatismo che trasferiva il conflitto sul piano del simbolico. Da qui veniva infatti l’elemento della “disobbedienza civile protetta“, della volontà – nel caso di Genova fallita – di rendere il conflitto alla portata di tutti e non solo di chi per prestanza fisica o perchè armato volesse ricercare lo scontro violento.
Per quanto riguarda gli elementi della sconfitta di Genova:

– La troppa fretta di uscire dal 900, da ciò che era stato sul piano simbolico e organizzativo. Invece di innovarne, reinventarne gli elementi (lo Stato, i partiti, i corpi intermedi) si è voluti andare oltre. A Genova si prepara inconsapevolmente il terreno per la nascita del Movimento 5 Stelle.
– Non si dà una risposta politica alla crisi politica. Si guarda alla politica con sufficienza.

– Il social Forum era un cattivo esempio di organizzazione, molto fluida e poco democratica, mentre più interessante in tal senso è l’esempio di Coalizione Civica che nel suo statuto, molto simile a quello di un partito, mette insieme tre livelli di partecipazione, quello dei militanti, di chi si attiva su determinate campagne e altre forme di mobilitazione. Occorre fare sperimentazioni sulla forma politica, l’organizzazione è un aspetto fondamentale.

 

Marco Almagisti, professore di Scienza politica presso l’Università di Padova, partendo dagli spunti precedenti ha approfondito alcuni aspetti della natura del movimento e il rapporto tra movimenti e partiti.

Il rapporto tra partiti e movimenti, per esempio durante il ’68, è stato di forte contrapposizione in tutta Europa; peculiare è il caso italiano in cui il PCI ebbe un diverso atteggiamento ed avviò un’interlocuzione, peraltro non facile, col movimento.
Rispetto al movimento no global, si riscontra una certa continuità con le precedenti esperienze di mobilitazione. Nonostante il movimento guardasse al 900 con distacco, vi erano nella prassi elementi affini per esempio al ’68 come quello della “controinformazione”. Inoltre il ’68 è il primo grande momento di protesta globale in cui i giovani riuscivano a interconnettersi; a partire da quell’esperienza appare evidente che non sia più possibile separare politica e comunicazione.
Esaurita la spinta propulsiva della mobilitazione i militanti dei Social forum hanno trovato nuove forme di attivismo nell’associazionismo, nelle case del popolo. Questi giovani avevano energie e idee che avrebbero potuto rivitalizzare la politica e che i partiti non hanno saputo o voluto intercettare. Non solo, sono stati pestati perchè avevano ragione: infatti più tardi la visione della globalizzazione come elemento di squilibrio socio-economico è entrata nel senso comune.

A Padova è nata un’esperienza di coalizione civica, analoga per alcuni aspetti a quella bolognese, che ha raggiunto il 22% dei consensi.

I partiti sono stati presenti sin dall’inizio (Possibile, Sinistra Italiana, Rifondazione, un pezzo di PD) assieme però a una platea variegata composta anche da persone che non si impegnavano politicamente da anni. E’ importante sperimentare e trovare nuove forme di connessione tra i partiti e ciò che nella società si muove e si trasforma. Anche se la mobilitazione del movimento è andata esaurendosi con la dura repressione subita e col tempo, i temi su cui era nata sono rimasti e sono stati portati avanti per altre strade, con altre modalità. Per rivitalizzare la partecipazione occorrono forme di organizzazione che valorizzino e si mettano al servizio di queste forme di mobilitazione sociale.  

Erica Schiavoncini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...