Partecipazione – Costruzioni Reti Solidali. Relazione di Marco Corsetti

Tavolo: Partecipazione – Costruzione di reti solidali
Ospite: Walter Massa

In questo Panel si è discusso della costruzione di reti solidali in quel vasto mondo che è quello del terzo settore, in particolare si è fatto riferimento alla storia e all’esperienza decennale di ARCI, la più grande tra le associazioni che negli anni hanno creato un legame tra promozione sociale e culturale con la lotta politica. Lo abbiamo fatto insieme a Walter Massa, presidente di ARCI Liguria e coordinatore sulle reti di accoglienza per la presidenza nazionale di ARCI.

L’introduzione della nostra discussione si è incentrata soprattutto sul perché l’impegno delle realtà di terzo settore sia importante nella società e nella lotta politica. In questo senso sono stati citati un paio di dati: quanti sono i poveri assoluti in Italia, 10,2 milioni(14%), ovvero il triplo rispetto a 10 anni fa; quante persone nel nostro paese fanno volontariato, 6, 63 milioni, di cui 1.228.000 vi dedicano mezza giornata di impegno, in particolare per quanto riguarda le più svariate forme di solidarietà e aiuto ai bisognosi. Importante citare questi numeri per comprendere le potenzialità di queste organizzazioni nel promuovere un modello utile di partecipazione democratica che riesce ancora ad appassionare molte persone, individualmente e collettivamente.

Prima di affrontare nello specifico la tematica riguardante l’associazionismo in sé, nello specifico il ruolo generale di ARCI, si è cercato di fare un’analisi di fondo partendo da alcune questioni affrontate nei panel precedenti, in particolare quello sui movimenti e sul G8 di Genova, che si collegano all’esperienza diretta di ARCI nell’impegno per costruire una società democratica e solidale. Si parte da una domanda di fondo: Perché si dovrebbe partecipare alla vita politica e sociale del nostro paese? Tema essenziale ancora prima di ragionare delle forme della rappresentanza e delle organizzazioni in cui poter partecipare(o per meglio dire militare).

Si è fatto riferimento ad una generazione che nel G8 è diventata classe dirigente, in particolare Tom Benettollo, presidente nazionale di ARCI dal 1997 al 2004 e leader del movimento pacifista in Italia e in Europa, persone che avevano capito che quelle esperienze di movimento e di nuove lotte sociali per chiedere una società più giusta non si erano fermate a Genova ma stavano crescendo a livello mondiale, cosa che di fatto è accaduta in particolare con l’esperienza di Occupy Wall Strett.

Il riferimento che lega l’esperienza di Genova a quella del mondo dell’associazionismo fu proprio quella rottura che portò quel movimento con le classiche forme di rappresentanza politica, quindi si va verso la prima forma di vera autorganizzazione sociale distaccata dalle forme tradizionali di impegno partitico. Un tema che avrebbe dovuto spingere i partiti, così come le altre forme di rappresentanza sociale, di allora ad aprire le porte a queste nuove forme di partecipazione dal basso, soltanto l’ARCI ne comprese fino in fondo le potenzialità, il fatto che non lo fecero i partiti di allora è una delle motivazioni della sconfitta del movimento a un lato e della forte crisi di rappresentanza e di partecipazione all’interno della sinistra politica. A questo si aggiunse la carenza da parte del movimento di trovare un legame con i corpi intermedi per portare avanti una serie di battaglie, come la “tobin tax”, un nuovo modello di sviluppo sostenibile e uno stato sociale più giusto, all’interno delle istituzioni.

All’interno del contesto dei temi più svariati che interessano la società si inserisce il ruolo dell’ARCI, che a differenza di altre organizzazioni non è un’associazione monotematica, poiché i campi che negli anni ha affrontato vanno dalla cultura allo sport, dal sostegno ai più poveri all’integrazione, dal consumo consapevole alle nuove frontiere della creatività giovanile. Tutto questo perché strutturalmente ARCI nasce e si sviluppa come rete, sia a livello nazionale e regionali che sui territori, per mettere insieme quelle tante associazioni di promozione sociale che si impegnano nelle città(che diventano appunto i suoi circoli), così come è riuscita a stringere patti con altre associazioni tematiche autonome in un patto di federazione(fra questi UISP, Legambiente, Arcigay, Slowfood etc.) e costruire altre reti che hanno dato un contributo importante nello sviluppo sociale del nostro paese(Libera, L’Italia sono anch’io, il forum movimenti per l’acqua etc.).

Questo ha fatto sì che questa importante realtà nel panorama politico e sociale potesse sopravvivere ai tempi, a differenza dei partiti, nelle sue diversità e contraddizioni e nonostante non disponesse di finanziamenti continuativi come per esempio posseggono le organizzazioni sindacali.

Proprio sul saper valorizzare la diversità di opinioni e di forme organizzative di ARCI e di saper comunque incidere con le buone pratiche sui bisogni della società si è incentrato un tema che abbiamo affrontato, di cui più volte si è parlato negli ultimi mesi: i nuovi fascismi e i nuovi antifascismi uniti alle pratiche di mutualismo. La risposta più frequente alle pratiche sociali di Casapound e Forza Nuova da parte della sinistra è stata semplicemente la predica tramite manifestazioni, ma l’antifascismo non può solo essere cerimonia e predica, si deve piuttosto ripartire dalla necessità di investire in azioni concrete per promuovere giustizia sociale e lotta alla povertà, detto molto semplicemente, costruire quella società migliore che era stata prospettata dal movimento nato a Genova.

In questo senso si entra nella discussione finale sul tema di come fare pratiche di mutualismo oggi: pur con le dovute differenze rispetto al 1800, quando nacquero le prime società operaie di mutuo soccorso, sul piano della povertà e dei servizi che la scarsità dei servizi che lo stato garantisce ai cittadini si registrano più o meno gli stessi livelli. Non è un caso che 10 milioni di italiani negli ultimi tre anni abbiano deciso di andare a vivere e lavorare all’estero poiché in Italia non ci sono garanzie sui servizi e sulle possibilità di un’occupazione condizioni di dignità. In questo senso si è pure inserito il tema dell’immigrazione e dell’integrazione, poiché nel mentre 10 milioni di italiani lasciavano il nostro paese solo 2/300 mila immigrati hanno messo piede su suolo italiano, questo per dire che non esiste nessuna invasione e anzi bisognerebbe comprendere maggiormente il valore in chiave sociale dell’integrazione, cosa di cui la sinistra non si è occupata e negli ultimi anni ha invece gestito nello stesso modo, se non anche peggio, della destra scavalcando pure la legge Bossi-Fini e propagandando un falso problema che legava sicurezza e immigrazione.

In conclusione, il tema di nuove pratiche di mutualismo deve essere quello strumento che porta a far ripartire quell’ingranaggio che teneva insieme partiti, associazionismo e sindacati, ognuno col suo ruolo, quello della proposta politica e di mettere a disposizione spazi di discussione, quello di organizzare i lavoratori e quello di costruire buone pratiche e spazi di socialità, per ricostruire quella rete e di conseguenza quella cinghia dio trasmissione per riportare la cittadinanza a partecipare e cercare di costruire quella società equa e solidale di cui abbiamo bisogno.

 

Marco Corsetti, Pettirossi Toscana

Guarda lo streaming: https://www.facebook.com/iPettirossi/videos/1153941971414823/ 

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